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Oristano

Informazioni sul Comune di Oristano

  • Popolazione:  32156
  • Superficie:  84.63 Kmq.
  • Cod. postale:  09170
  • Prefisso tel.:  0783
  • Cod. ISTAT:  095038
  • Cod. catast.:  G113
  • Sito Web:  http://www.comune.oristano.it/
  • Coordinate GPS:  39.9 - 8.58333333
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    Conversione coordinate

Oristano

Stemma del comune di Oristano
Stemma del comune di Oristano

Il territorio


Il territorio di Oristano si estende dal massiccio del Monte Arci sino alla parte settentrionale del golfo di Oristano nella parte centrale della costa occidentale della Sardegna.
Il territorio comunale è delimitato a nord da Cabras e dal suo stagno, a est da Villaurbana e a sud dallo stagno di Santa Giusta. La zona nord di Oristano è attraversata dal tratto finale del fiume Tirso.
Il massiccio vulcanico del monte Arci segna il margine della grandiosa "fossa del Campidano", depressione tettonica granitico-scistosa, originatasi nel momento del distacco del massiccio sardo-corso dal continente europeo, durante l’Oligocene (Terziario iniziale).

Cenni storici


Esistono fonti archeologiche che attestano la presenza di un insediamento umano nell’area di Oristano sin dal Neolitico (a partire dall'anno 3400 a.C. circa). Nel secondo millennio a.C. poi anche la zona di Oristano è interessata dagli insediamenti nuragici, benché le testimonianze nuragiche di maggiore rilievo siano state individuate nel territorio ai piedi del monte Arci (nuraghe Baumendula) e ai lati del Tirso (nuraghe del Rimedio).
Nelle fonti storiche di cui si dispone, tuttavia, si trovano notizie dell'esistenza di Oristano a partire dal VII secolo d.C. Si sa che fu fondata in età bizantina col nome di Aristanis e che si sviluppò rapidamente perché molti degli abitanti della vicina Tharros vi si trasferirono per sfuggire alle continue incursioni degli Arabi. Tuttavia sino agli inizi del XII secolo non si hanno notizie certe dello sviluppo di Oristano. Oristano acquisì importanza nel panorama delle province sarde, 1070 d.c., quando l'arcivescovo Theoto vi trasferì la sede vescovile precedentemente a Tharros, e il Giudice Orzocco I la eresse a capitale del Giudicato di Arborea.
Per molti anni i sovrani d’Arborea tentarono di combattere il potere dei giudicati di Cagliari e Logudoro, mirando a riunire tutta l’isola sotto il controllo degli Arborea. Per perseguire questa politica espansionistica nel XII secolo il giudice Comita III si legò a Genova e nel 1164 Barisone, con l’aiuto interessato di Genova, ottenne da Federico Barbarossa la corona di Re di Sardegna.
Con i successori di Barisone, Oristano e l’Arborea mantenne la sua indipendenza nonostante crescesse il ruolo di Pisa cui si erano affidati i giudicati di Cagliari e Lugodoro finché, nel corso del XIII secolo, gli altri tre regni sardo-giudicali si dissolsero. Ma un primo cambiamento nella politica del giudicato doveva avvenire nel 1321 con l'avvento al trono di Ugone II che decise di avvicinarsi agli Aragonesi per contrastare il troppo potere di Pisa. I rapporti tra il Regno di Sardegna dei Catalano-Aragonesi ed il Regno di Arborea rimasero buoni fino all’ascesa al trono di Mariano IV, nel 1347. Da allora furono aspre battaglie con i Catalano-Aragonesi sotto i diversi reggenti da Mariano IV, quindi Ugone III, Brancaleone Doria ed Eleonora d’Arborea, "giudicessa" reggente inizialmente in nome del figlio Federico e, dopo la morte di questi dell'altro figlio Mariano ed infine con lo stesso Mariano V e dal 1407 con l’ultimo Giudice d’Arborea, Guglielmo III di Narbona.
Eleonora d’Arborea, figura spesso mitizzata, è famosa soprattutto per aver promulgato la Carta de Logu, un insieme di leggi di diritto penale e civile che fu poi esteso a tutta la Sardegna e rimase in vigore fino alla promulgazione del codice sabaudo di Carlo Felice (1827).
Il 30 giugno 1409 si arrivò allo scontro finale nella battaglia di Sanluri che decretò di fatto la fine del Regno giudicale d’Arborea. Fu trasformato in marchesato di Oristano e dato in feudo a Leonardo Cubello fino al 1478 quando l'ultimo marchese di Oristano, Leonardo de Alagón, tentò di riaffrancare il territorio, ma fu pesantemente sconfitto a Macomer ed il territorio del marchesato di Oristano fu incorporato nel Patrimonio Regio. Il 15 agosto 1479 oristano fu elevata al rango di Città Regia.
Nel corso del XVI secolo, a causa di un inadeguato sistema di torri litoranee, la città dovette subire diversi attacchi da parte di corsari barbareschi e, per questa situazione di insicurezza anche i commerci iniziarono a risentirne. Verso la fine del secolo finalmente fu costruita al Porto Cuguzzu di Torre Grande quella che è la più grande torre costiera della Sardegna, ma questo non impedì che nel 1637 la città venisse occupata dalle truppe francesi di Enrico Lorena conte d’Harcourt. La reazione degli oristanesi, tuttavia, col supporto delle truppe del governatore di Cagliari, riuscì a respingere i francesi alle loro navi, infliggendo loro una sconfitta storica. Ancora oggi nel Duomo di Oristano sono conservate le bandiere tolte ai francesi.
Agli inizi del 1700 Oristano passò prima sotto il dominio austriaco per pochi anni e poi, nel 1720 passò sotto il controllo della dinastia sabauda come tutto il Regno di Sardegna. Oristano non ne risentì positivamente sino ai primi del 1800, quando in virtù delle riforme di Vittorio Emanuele I, Carlo Felice e Carlo Alberto la città vide una lenta rinascita dal punto di vista economico ed urbanistico.
Durante il Novecento un'ulteriore fase di sviluppo fu vissuta grazie alle opere di bonifica, di elettrificazione, di viabilità volute dal Governo fascista. Dopo la guerra Oristano visse il momento di maggior sviluppo come conseguenza degli ingenti investimenti pubblici (porto industriale, futuro aeroporto, consorzio per l’industrializzazione dell’Oristanese), ma la crisi petrolifera e la globalizzazione dell’economia mondiale hanno dato un colpo forse definitivo alle speranze di una industrializzazione dell’Oristanese. L’economia del territorio è rimasta quindi basata sul terziario, edilizia spesso senza adeguato piano urbanistico ed agricoltura.
Nel 1974 Oristano è diventata provincia staccandosi da Cagliari.

Economia


L'economia di Oristano è basata principalmente su:
  • Agricoltura, in particolare orticoltura, agrumicoltura e la viticoltura;
  • Allevamento del bestiame, in particolare di bovini e suini;
  • Turismo, soprattutto grazie al porto turistico con 400 posti barca;
  • Piccola industria manufatturiera.


Patrimonio artistico e culturale


Chiese
Le chiese più importanti di Oristano sono:
  • Cattedrale di Santa Maria Assunta. Fu costruita in stile romanico nel corso del XI secolo. Aveva probabilmente tre navate divise da otto colonne, l’abside e un presbiterio in marmo del quale restano due plutei. Gravemente danneggiato agli inizi del 1200, venne restaurato verso la metà del 1300. L’attuale aspetto è frutto di una quasi totale ricostruzione compiuta tra il 1729 e il 1745. Del vecchio impianto vennero risparmiate solamente tre cappelle gotiche del transetto, il presbiterio e l’archivietto nel cui interno sono custodite le reliquie di Sant'Archelao. Altri lavori di ampiamento furono eseguiti il secolo successivo.
  • Chiesa e monastero di Santa Chiara. Situato nel centro storico della città, questo complesso fu eretto, grazie al contributo della famiglia giudicale, tra il 1343 ed il 1349. La chiesa, in stile gotico, presenta un rosone sulla facciata ed un campanile a vela. Nel corso dei secoli subì numerose trasformazioni e fu radicalmente rifatta nel 1930. Conserva tuttavia ancora alcuni elementi della struttura originaria nella volta e nell’abside, dove tra l’altro si trovano quattro peducci che potrebbero rappresentare i giudici fondatori del complesso (Mariano II, Pietro III, sua moglie Costanza di Saluzzo e Mariano IV).
  • Chiesa di San Francesco. Fu costruita in puro stile neoclassico su progetto dell'architetto Cima di Cagliari a partire da 1841. Fu poi aperta al culto, pur essendo ancora in fase di completamento nel 1847.
    L'interno presenta due capelle per lato. Nella prima cappella a sinistra è conservato il Cristo di Nicodemo, scultura lignea policroma di arte spagnola del Trecento, forse la più preziosa delle sculture lignee della Sardegna tra Trecento e Quattrocento. Altra opera d'interesse è un santo vescovo in marmo, opera trecentesca di Nino Pisano. La chiesa conserva anche alune preziose suppellettili tra cui il famoso reliquiario di San Basilio di età bizantina.
  • Chiesa e collegio del Carmine. Furono edificati da Giuseppe Viana tra il 1776 e il 1785 per volere del marchese Damiano Nurra d’Arcais. Inizialmente l'edificio fu donato ai Carmelitani che vi rimasero fino alla soppressione dell’ordine. Nel 1866 fu poi adibito a sede dal comando dei Carabinieri; attualmente è adibito a centro per manifestazioni culturali. Il convento si sviluppa intorno a un grande chiostro con ai quattro lati un porticato con volte a vela.
    La chiesa è in classico stile barocco, ha una sola navata con un presbiterio cupolato.
  • Chiesa della Maddalena. Costruita tra il 1325 e il 1350 in uno stile che si può definire di transizione dal romanico al gotico. Si trova nella frazione di Sili ed ha l’interno ad una sola navata con abside quadrata.
  • Santuario della Madonna del Rimedio. Si trova sulla strada per la frazione di Donigala Fenughedu, poco oltre il ponte sul Tirso. Edificata a cavallo tra la fine del '700 e i primi anni dell'800 su una piccola chiesa a croce latina preesistente nel villaggio di Nuracraba, subì diversi lavori di completamento e ristrutturazione nel corso dello stesso XIX secolo, finché il 23 aprile 1893, Mons. Serci alla presenza del Vescovo di Bisarcio, Mons. Serafino Corrias, consacrò l’altare maggiore (eretto nel 1806), inaugurò la sacrestia e collocò sul trono il simulacro della Madonna. L’8 Settembre vi si svolge una festa in onore della Madonna tra le più antiche e sentite dell’Oristanese.
  • Chiesa e Ospedale di San Martino. Il complesso, inzialmente chiesa e monastero, fu costruito in stile tardoromanico nel secolo XIV nell’estrema periferia della città e fu affidato ai Benedettini, ma già prima della fine del secolo fu radicalmente ristrutturata in forme gotiche e assunse l’impianto attuale. Ha una sola navata con un’abside con copertura a volte a crociera. Nel corso del secolo successivo furono poi aggiunte alcune cappelle laterali e la copertura della navata fu fatta con volte a vela. Nel 1566 chiesa e convento furono ceduti ai Domenicani che vi rimasero fino al 1832, quando il convento fu soppresso e vi fu impiantato l’Ospedale di San Martino.
  • Chiesa di San Sebastiano. Fu costruita alla fine del secolo XIII in stile romanico con una navata unica rettangolare e la copertura in legno a capriate. Nel 1792 fu poi ampliata con l’aggiunta di due cappelle laterali. Subi successivamente negli anni altre ristrutturazioni e restauri fino all'ultimo intervento del 1955.
  • Chiesa diSant’Efisio. Si trova nel quartiere di Su Brugu. Fu costruita nel Seicento e rifatta successivamente nel 1793 in stile barocchetto piemontese. Fu ulteriormente ristrutturata nei primi anni del Novecento.
  • Chiesa di San Domenico. Fu costruita nel XVII secolo in stile gotico ed era annessa ad un convento. Ha l’impianto ad una navata e la copertura con volte a botte.

Musei
Questi i musei di Oristano:
  • Antiquarium Arborense. Si tratta di un museo archeologico, il più importante museo di Oristano. I reperti conservati in questo museo sono principalmente provenienti dall'area archologica di Tharros e dai nuraghi della zona. Inoltre si trovano in questo museo anche due iscrizioni del XII secolo che documentano la costruzione della torre e delle mura.
  • Pinacoteca Comunale "Carlo Contini". Carlo Contini (Oristano 1903 – Pistoia 1970) è stato il maggior artista oristanese del XX secolo. La Pinacoteca si articola in due sezioni, una dedicata alla collezione artistica di proprietà del Comune di Oristano ed un’altra dedicata allo svolgimento di mostre temporanee programmate dal Curatore e con cadenza bimestrale.

Monumenti e palazzi
  • Torre di San Cristoforo. E' l'unica parte integra che resta dell'antica cinta muraria eretta nel 1291 per volere del Giudice d'Arborea, Mariano II. Era una porta d'ingresso alla città.
    Nell'ultimo piano, dove è situata una torretta merlata, si trova una campana del 1430.
    La torre si trova nell'attuale piazza Roma.
  • Statua di Eleonora d'Arborea. Fu realizzata nel 1881 dallo scultore Ulisse Campi e si trova nell'omonima piazza.
  • Palazzo degli Scolopi. E' la sede del Comune e si trova in piazza Eleonora. Fu realizzato nel XVII secolo e fu adibito inizialmente a sinagoga per poi passare nel 1676 in mano agli Scolopi che vi fondarono le pie scuole cittadine. Fu profondamente ristrutturato nel 1830 ed in quell'occasione furono inseriti nella facciata elementi di stile marcatamente neoclassico.
  • Torre di Portixedda. E' un altro importante resto della cinta muraria di Oristano. E' costituito da due corpi cilindrici sovrapposti di raggio diverso raccordati da una superficie inclinata troncoconica. La costruzione originaria è del 1131, ma modificata poi nel corso dei secoli.
  • Palazzo D'Arcais. E' l'attuale sede della provincia di Oristano. Risale alla fine del Settecento ed è stato recentemente restaurato.
    E' di gran pregio il portone in legno lavorato che si apre su una scalinata imperiale.
  • Palazzo Giudicale. E' l'ex carcere. La costruzione originaria risale al XIII secolo.


Feste popolari


Tra le feste popolari di Oristano, la più importante è certamente la Sartiglia. Si tratta di una corsa equestre che si corre l’ultima domenica ed il martedì di Carnevale. La giostra, di origine verosimilmente medioevale consiste in una corsa al galoppo in un anello dove i cavalieri devono infilzare con una lancia una stella sospesa.
La festa si svolge secondo un rigido cerimoniale. L'organizzazione nelle due giornate è affidata al gremio dei contadini (la domenica) e a quello delgi artigiani (il martedi). Il capocora di ciascun gremio, chiamato Componidori, viene designato il 2 Febbraio, con l'offerta di un cero benedetto.
La cerimonia nei due giorni di festa inizia con la vestizione dei Componidori. I cavalieri vengono vestiti con una camicia bianca, calzoni di pelle, stivali ed una giubba di pelle; il volto viene coperto da una maschera di legno, mentre in testa viene posta una mantiglia bianca con un cappello a cilindro nero di foggia ottocentesca. Terminata la vestizione, viene condotto, sempre restando sulla sedia sulla quale è stato vestito, in una stanza dove si trova un cavallo bardato a festa sul quale viene collocato. Ai componidori si uniscono quindi gli altri cavalieri ed il corteo giunge in piazza del Duomo dove ha inizio la giostra.

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